Collaborazione tra punto rete Tabasso ed i migranti

Il primo incontro con i ragazzi provenienti da un CAS di Racconigi e da due strutture in cui risiedono le persone allontanate dalle palazzine occupate dell'ex Moi, nel quartiere Lingotto di Torino, è avvenuto attraverso la partecipazione ad una nostra uscita in collina. Una semplice passeggiata, fatta insieme ad altri servizi, durante la quale non c'è stata alcuna possibilità di conoscenza. In seguito alla richiesta da parte loro di poter essere coinvolti da noi anche in altre esperienze, è nato un confronto molto arricchente tra operatori.
Come equipe del punto rete la nostra reazione iniziale è stata un misto di sensazioni contrastanti: timore, perplessità, ma anche curiosità e voglia di mettersi in gioco. Quello dei richiedenti asilo era un mondo di cui avevamo sentito parlare molto, ma che non avevamo mai avuto occasione di conoscere da vicino e, come si sa, ciò che non si conosce si teme: la diversità può fare paura anche a degli operatori sociali! Temevamo la difficoltà nel comprendersi, parlando lingue diverse. Avevamo qualche dubbio sulla loro affidabilità. Pensavamo che, non avendo esperienza con la disabilità, non avrebbero saputo come relazionarsi con i nostri utenti.
Abbiamo però provato a fermarci a riflettere...
Il pensiero è andato su alcuni concetti molto ricorrenti nei nostri progetti educativi, i macro - obiettivi che sono un po' il filo conduttore del lavoro con la disabilità:
-     l'inclusione sociale;
-     la diversità come ricchezza;
-     l'idea che la persona disabile non va identificata con la patologia e il limite, ma deve essere pensata come "persona", e come tale ha un carattere, dei desideri tra cui anche quello di vivere esperienze diverse;
-     la necessità di ampliare il più possibile la rete delle relazioni dei nostri utenti.
Ci siamo resi conto che talvolta erroneamente capita di pensare che le persone disabili necessitino di "relazioni speciali": l'operatore che le conosce e sa gestire eventuali comportamenti strani, il tecnico "esperto", che propone una particolare attività... Ne derivano la tendenza a creare situazioni un po' "protette" ed il forte rischio di limitare la quantità delle relazioni e delle esperienze possibili, anziché ampliarle. In seguito alle riflessioni è nata la decisione di intraprendere la nuova avventura.
Abbiamo quindi programmato vari momenti di incontro: alcuni effettuati all'interno del Punto rete, come i laboratori di carta a mano e di legatoria, altri all'esterno, come le attività svolte con i bambini delle scuole, la partecipazione a iniziative sul territorio, la manutenzione dei sentieri della collina, la condivisione di varie esperienze ed uscite. 
esperienze ed uscite. Significativo è stato lo scambio avvenuto durante le camminate in montagna, che consentono di vivere situazioni stra-ordinarie rispetto alla quotidianità all'interno dei servizi. Sui sentieri possono essere tanti gli imprevisti, e anche i percorsi più semplici possono risultare complicati per alcuni dei nostri utenti. Talvolta l'aiuto di cui necessitano consiste semplicemente nel tendere la mano per dare sicurezza, o sorreggere e spronare a continuare il percorso chi è un po' stanco. Altre volte, invece, c'è bisogno proprio di "imprestare" braccia e gambe a chi non le può usare, per permettere anche a lui di vivere la montagna. Questo è ciò che avviene quando si utilizza la jolette: una speciale carrozzina con una ruota sola dotata di maniglie per la spinta ed il traino, che permette di trasportare le persone con disabilità fisica sullo sterrato e sul terreno accidentato. Sui sentieri più impegnativi bisogna essere in tanti a unire le forze ed in questi casi l'aiuto dei migranti per noi è stato fondamentale. Abbiamo vissuto un'esperienza di montagna "vera": il fare fatica insieme, l'aiutarsi a vicenda, il raggiungere la meta a poco a poco. Su quei sentieri tutti potevano "dare", ciascuno secondo le proprie possibilità. Tutti erano nella condizione di essere soggetti attivi e partecipi, anche se in modi diversi. E' stato bello per la persona disabile non stare più soltanto a guardare gli altri che partivano per camminare, ma essere parte del gruppo.
Interessante è anche la collaborazione che abbiamo avviato con l'associazione InCollina di Castelnuovo don Bosco, mettendoci a disposizione per la manutenzione dei sentieri. L'intento è stato quello di provare insieme a renderci utili per un fine comune e di cui anche altri potessero beneficiare. Da soli noi non avremmo potuto, in quanto non avevamo abilità e forze sufficienti. Insieme, però, siamo stati una risorsa, contribuendo a rendere fruibili importanti tratti della rete sentieristica.
La collaborazione tra un servizio per persone con disabilità ed uno che si occupa di migranti è piuttosto insolita ma molto stimolante per tutti. Viviamo in una società dove si crede che esistano tante categorie di persone, ognuna divisa e diversa dalle altre. Disabili e migranti sono da molti ritenuti un peso, perchè bisognosi di aiuto. In realtà, invece, si sono rivelati essere una risorsa gli uni per gli altri e per l'esterno. L'aiuto concreto dei migranti nei confronti delle persone con disabilità è la cosa più evidente, ma in questa esperienza c'è un grande valore aggiunto: l'incontro tra persone, storie di vita, culture diverse avvenuto proprio grazie al "fare insieme", che ha permesso di sperimentare le diversità come ricchezza. Abbiamo constatato che il parlare lingue differenti può non essere un problema, perchè è possibile comprendersi non solo attraverso il linguaggio verbale: alcune persone con disabilità non parlano, ma hanno altre abilità da mettere in campo nella relazione. L'avvicinamento si è realizzato in modo lento, graduale, senza forzature. Durante gli incontri ci sono stati momenti di interazione molto belli, fatti di sguardi curiosi e piccoli gesti di aiuto.
Riteniamo che esperienze come queste possano avere una ricaduta anche sulla collettività, dimostrando che i servizi non sono spazi chiusi, ma luoghi di vita da cui si parte e si rientra arricchiti, per poi andare nuovamente verso l'esterno ed incontrare altre realtà con cui intessere scambi. I servizi possono quindi diventare un laboratorio per l'inclusione. Viviamo in una società di individualismi e interessi planetari che possono venir frenati solo dalla partecipazione di tutti: quindi anche il disabile, il povero, l'immigrato... Perché la qualità della vita dipende anche da come viviamo i luoghi che abitiamo. Dove abitare è relazione, condividere un posto con altri, fare insieme diverse esperienze, perché tutto questo è bello. Una dimensione troppo spesso dimenticata nella vita dei disabili e di chi attraversa una condizione di sofferenza ed impedimento delle possibilità. La collaborazione tra il Punto Rete Tabasso ed i gruppi di migranti è stata un' esperienza di inclusione dove abbandonare le "etichette" e guardare alle persone, ai loro desideri e alle loro possibilità ha permesso di sperimentare un reale scambio, dimostrando che è possibile superare le barriere più pericolose: quelle mentali, che la paura della diversità crea.